Premessa doverosa: non siamo qui per giudicare, quel lavoro lo lasciamo fare a chi seguirà assiduamente l’edizione 2026-2027 di Amici di Maria De Filippi. Chi vi scrive non è un fan del talent e non lo segue se non per scriverne sulle pagine di Euromusica – tra l’altro in maniera limitata come da linea editoriale – per cui non siamo qui per raccontare la nuova edizione di Amici con dovizia di particolari. Non dedicheremo molti articoli in questo spazio al talent anche perché, onestamente, chi vi scrive può parlare tranquillamente di musica, di canto, ma non di ballo e ancora meno di pugilato, judo e pattinaggio artistico.
Il problema che chi vi scrive ha sempre avuto con Amici è che non comprende – e mai comprenderà – il senso di far sfidare il canto e il ballo. Non perché competizioni canore/musicali o di ballo non debbano esserci, sia chiaro, ma il problema è proprio quando a scontrarsi sono un cantante e un ballerino. Sono però curioso di capire come introdurranno nelle sfide le discipline sportive, che all’interno del talent all'avviso di chi scrive hanno ancora meno senso del ballo.
La questione principale però non è soltanto avere un mix di discipline all’interno di una singola gara. Il problema è quando – e qui torniamo a focalizzarci sul canto – insieme a dei giovani desiderosi di farsi conoscere e di far sbocciare il loro talento arrivano degli artisti che bene o male hanno già un discreto seguito o comunque hanno avuto già esperienze musicali importanti. Andiamo però nel dettaglio:
Kashmere, nome d’arte di Luigi Maglione, si è presentato con “L’unica che può cambiare l’atmosfera”, casualmente il singolo più forte che – da quando è uscito su Spotify e sul portale Mx3 – è in alta rotazione su RSI Rete Tre. L’artista ticinese, classe 2000, è l’erede spirituale di Pino D’Angiò, che di lui aveva detto “Musicalmente Kashmere è il mio erede, e farò di tutto perché possa far sentire la sua voce” – come si legge sul portale Mx3 – e nella sua carriera ha avuto la residenza artistica allo Studio Foce a Lugano nel 2024, nello stesso anno in cui ha ottenuto il secondo posto a Castrocaro, e nel 2025 ha vinto il Premio Lunezia tra le nuove proposte.
Il caso dell’artista ticinese però non è eclatante quanto quello di Shari, che si è presentata con il suo singolo “Sceglimi”. Shari Noioso, questo è il suo vero nome, era in gara con “Egoista” a Sanremo 2023 nella categoria unica. Ah, uno dei commissari artistici (ex professori) quest’anno è Amadeus, che in quel Sanremo 2023 era il direttore artistico del suo quarto di cinque Festival. Almeno Amadeus ha avuto la coerenza di non sceglierla, conoscendola già molto bene. Ma Rudy Zerbi le ha detto di sì, quindi ha la maglia.
La domanda dunque sorge spontanea: stiamo parlando di Amici di Maria De Filippi o di Ora o mai più? Il discorso è il medesimo che – quando abbiamo incontrato Teo Bok e Matilde G. – abbiamo affrontato sulle pagine di Euromusica raccontando X Factor: la funzione di questo talent qual è? Perché se ha l’obiettivo di formare e far scoprire nuovi talenti allora stiamo sbagliando in partenza. Non perché artisti già in qualche modo conosciuti perdano il diritto di partecipare al talent – vedasi i casi di Lorenzo Salvetti ma anche di Gaia, Enrico Nigiotti, Elodie, Senza Cri, chiamamifaro, Mahmood, Angelina Mango… la lista sarebbe lunghissima – ma perché se hai già fatto Sanremo tra i big, se sei già un nome di punta del panorama musicale in un determinato mercato, allora l’errore non lo fai tu artista, ma lo fa il programma che decide deliberatamente di rischiare di condizionare la gara a favore dei nomi già noti.
Ecco dunque dove esiste la crisi d’identità di Amici: non nell’interdisciplinarità, che comunque fa storcere il naso, quanto nel fatto che – sicuramente più di altri talent – non ha paura di accogliere in gara artisti che formalmente del trampolino di lancio non solo non avrebbero bisogno ma che non ne beneficerebbero al pari di altri colleghi che sono totalmente emergenti e che dunque di quella visibilità avrebbero un bisogno di gran lunga maggiore. Fermo restando che, come ho sempre detto, la visibilità che offre un talent come Amici è effimera e, nel lungo periodo, chi esce dal talent dovrà essere bravo a non adagiarsi sugli allori e a fare in modo che questo percorso possa essere solo l’inizio – o un punto di svolta – di una auspicabilmente lunga carriera.


