"BORN BLUE (THE SONG)" di Kings Elliot è quel pugno allo stomaco di cui abbiamo bisogno
Quando una canzone fa piangere in maniera liberatoria e fa sentire la necessità di scriverne e di farla ascoltare a tutti è perché, evidentemente, quella canzone funziona.
Che Kings Elliot sappia fare musica non lo scopriamo oggi. Non è una novità, lo sapevamo da quando l’artista elvetica, nata ad Altendorf – nel Canton Svitto – e residente a Londra, ha debuttato nel 2020 con “I’m Getting Tired of Me”. Sin dal suo esordio la cantautrice ha mantenuto una coerenza stilistica e musicale che rende riconoscibile ogni sua produzione, ma “BORN BLUE (THE SONG)” è diversa e si sente subito.
Perché quando una canzone viene dal cuore non serve spiegarla, non serve dare contesto: lo percepisci semplicemente ascoltandola. E il bello di “BORN BLUE (THE SONG)” è che non stiamo parlando di una qualsiasi canzone che parla di salute mentale.
Questo brano, scritto dalla stessa Kings Elliot insieme a James Conway Ellis, ha la capacità di entrare dritto nell’anima dell’ascoltatore, con una corsia preferenziale per chi – come il sottoscritto – con la salute mentale ha lottato e continua a lottare tuttora, e grazie alla sua melodia travolgente, al crescendo, ai cori che insieme alle percussioni, alle chitarre, al basso e soprattutto agli archi si uniscono al pianoforte aumentando progressivamente l’intensità della canzone, alla seconda strofa che è un rap prima del fortissimo nel finale, riesce a scavare a fondo abbracciando l’ascoltatore.
E allora ecco che la musica, che chiunque la ami sa bene essere la migliore medicina, riesce anche a prenderti per mano dicendo “Non sei solo”. Perché quando è la stessa artista, che in questo caso è anche autrice del brano, a raccontare la sua storia e la sua fragilità con questa delicatezza il piantino è garantito. E se l’obiettivo di Kings Elliot, quando ha scelto di regalare questo piccolo capolavoro dalla durata di 3:30, era quello di abbracciare metaforicamente ogni ascoltatore, farlo sentire capito e accolto e anche provare a sanare qualche ferita ancora aperta, che magari fa ancora male, allora è evidente che “BORN BLUE (THE SONG)” ha pienamente centrato il suo scopo.


