Ultimo non è il nuovo Vasco Rossi. Ma chi lo ascolta va rispettato
I 250mila spettatori di Tor Vergata sono un indice di quanto la sua musica sia apprezzata. A prescindere dai gusti personali, è un traguardo impossibile da ignorare
Non si parla di altro che dei 250mila spettatori che hanno assistito al concerto di Ultimo a Tor Vergata. La premessa di dovere è che chi scrive non è un suo fan, anzi, le canzoni che il sottoscritto giudica orecchiabili di Niccolò Morriconi – vero nome del cantautore romano – saranno al massimo cinque. Però è impossibile fare finta che la sua musica non esista e che il fenomeno Ultimo sia solo un fuoco di paglia.
Mettiamo dunque da parte per una volta la critica musicale nel senso stretto del termine e analizziamo il fenomeno, perché se 250mila persone hanno scelto consapevolmente di assistere al concerto di Ultimo un motivo c’è.
Ricordiamoci innanzitutto che la musica non ha dogmi, se non dal punto di vista tecnico, ma ogni ascoltatore merita di provare emozioni e di immedesimarsi nei brani che preferisce, indipendentemente dalla profondità del testo, dalla complessità della melodia e dell’arrangiamento o dalle tematiche trattate.
La facile – e comoda – retorica da social prevede che, un successo del genere, venga liquidato come un fenomeno destinato a scomparire o a paragonarlo a chi, come Vasco Rossi, rappresenta la massima espressione dell’artista italiano di grande successo. Ma Ultimo, a prescindere dai gusti musicali di ogni commentatore da divano, è un artista che può piacere o meno, ma dal suo trionfo a Sanremo 2018 nelle Nuove Proposte con “Il ballo delle incertezze” è cresciuto molto, ha trovato una sua dimensione, si è ritagliato una sempre crescente fetta di fan e di pubblico – e per questo bisogna anche ringraziare Claudio Baglioni e Amadeus, che tre volte l’hanno selezionato a Sanremo dandogli una visibilità fondamentale – e adesso è indiscutibilmente uno dei più apprezzati e più ascoltati artisti italiani. Da qui a definirlo sopravvalutato o nuovo Vasco Rossi però ne passa.
Si potrebbe parlare per ore dei fan accampati per giorni in attesa di entrare a Tor Vergata, della fila chilometrica, dei percorsi a piedi, dei prezzi esorbitanti dei biglietti o dei cosiddetti pit da cui si vedeva ben poco, se non dai maxischermi. Ma se al posto di Ultimo a Tor Vergata ci fosse stato proprio Vasco Rossi – visto che è lui il metro di paragone più spesso menzionato nelle ultime ore – oppure qualche altro artista di fama internazionale, penso ai Måneskin restando in Italia o spostandoci fuori a Dua Lipa, Billie Eilish, i Coldplay o Taylor Swift? Cosa rende un concerto di Ultimo meno “evento” rispetto a quello di altri artisti potenzialmente apprezzati allo stesso modo del cantautore romano, che sia in Italia o nel resto del mondo? E soprattutto, perché siamo sempre pronti a criticare Ultimo e chi lo ascolta quando, magari, la sua musica ha fatto bene a qualcuno?
Magari Niccolò in passato non si è comportato benissimo – vedasi l’uscita fuori luogo di Sanremo 2019 (quel “C’avete solo sta settimana per sentirvi importanti” riferito alla stampa che tuttora aleggia nelle sale stampa di Sanremo) – ma, se abbiamo perdonato fatti ben più gravi a personaggi alquanto controversi fino a trasformarli in alcuni casi in fenomeni social, perché non possiamo perdonare delle piccolezze a Ultimo riconoscendogli il fatto che, al netto dei gusti individuali, la sua musica funzioni in radio e piaccia molto al pubblico?
Forse a volte sarebbe il caso di mettere da parte i gusti personali e giudicare qualcosa – o qualcuno – per ciò che è. E in questo caso, dando a Cesare quel che è di Cesare, riconoscere il successo di Ultimo e fargli i complimenti per i traguardi che ha raggiunto.


