X Factor 2026, il talent Sky Original in partenza domani su Sky Uno con le audizioni, è arrivato alla ventesima edizione dopo due anni di grande successo e dopo una serie di altalene che – per certi versi – avevano alimentato dubbi sulla tenuta del format. I segnali incoraggianti, vedasi il percorso eccellente che artisti lanciati dal talent – Francamente, Mimì, Patagarri, Delia e Rob in primis – stanno facendo, ci sono e promettono bene, tanto che ieri in conferenza stampa – come raccontato su Euromusica – Giuseppe De Bellis, Executive Vice President Sport, News and Entertainment di Sky Italia, ha dichiarato apertamente che c’è intenzione di andare avanti prima di lasciarsi andare a un esplicito “Lunga vita X Factor”.
In un’edizione che sembra voler proseguire quanto iniziato con l’ultimo radicale cambio di conduzione e giuria – unica novità la new entry Irama che prende il posto dell’uscente Achille Lauro – e che non cambia nulla rispetto alla passata edizione nel format e nel regolamento, fatta eccezione per la finale che – dopo due anni in Piazza del Plebiscito a Napoli – torna all’Unipol Forum di Assago, l’obiettivo per Sky non è soltanto quello di ottenere ascolti e interazioni social, di cui la pay tv di proprietà di Comcast vive, ma quello di confermare – o meglio riaffermare definitivamente – la funzione del talent nel mercato discografico.
Perché se da un lato è vero quanto affermato ieri da Jake La Furia, “La prima cosa che ho scoperto io a mie spese facendo questo programma è che noi qua non è che esattamente facciamo musica: noi qua facciamo televisione, se fossimo qua a fare musica saremmo a fare musica, da un’altra parte senza la tv”, la funzione principale dei talent show – X Factor in primis – è scovare nuovi talenti, dare loro la possibilità di essere scoperti dal pubblico e dalla discografia mettendo a disposizione un palcoscenico televisivo su cui esibirsi e anche formarli, per certi versi, in vista di ciò che auspicabilmente raggiungeranno.
Rimane indubbio il livello qualitativo, almeno da quanto viene mostrato in televisione – e da quanto chi vi scrive ha potuto constatare dall’anteprima che la stampa può visionare prima della conferenza stampa –, degli artisti che scelgono di iscriversi e che effettivamente meriterebbero una maggiore esposizione e uno sbocco discografico. Anche se, per dirla tutta, essendo X Factor un prodotto televisivo il rischio che qualche esibizione venga tagliata purtroppo c’è, come successo lo scorso anno al duo Velia – come loro stessi hanno reso noto sui loro canali social – che, tra l’altro, malgrado il loro progetto sia cantautorale furono invitati a presentarsi con una cover di “Cosa mi manchi a fare” di Calcutta.
In estrema sintesi questa è l’ultima vera possibilità per X Factor, considerando l’incremento di pubblico ottenuto nelle ultime due edizioni oltre ai risultati che gli artisti scoperti dal talent stanno raggiungendo, di abbandonare definitivamente le dinamiche – a volte tossiche – del puro racconto televisivo e diventare in tutto e per tutto un vero mezzo utile per valorizzare gli artisti che scelgono il talent per mettersi in gioco e farsi conoscere dalla platea televisiva e dalla discografia.


