La Serata Eurovision a Sanremo 2027 è realtà: un errore evitabile e insensato
Tanto tuonò che piovve: la direzione artistica ha scelto di fare l'unica modifica regolamentare veramente sbagliata e priva di senso logico
La conferma l’ha data direttamente Stefano De Martino alla presentazione dei palinsesti Rai ad Ancona. Il regolamento del Festival non è ancora pubblico ma se da un lato c’è l’ottima notizia – anche se scontata – della conferma della partecipazione all’Eurovision 2027, dall’altro c’è l’introduzione della “Serata Performance” al venerdì, in cui gli artisti si esibiranno come se fossero a un loro concerto mettendo in scena un vero e proprio show e il cui vincitore rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest.
La “Serata Performance”: vergognarsi dell’Eurovision o avere paura di menzionarlo
Partiamo dal nome della serata. Se l’obiettivo dichiarato del venerdì, della quarta serata del Festival di Sanremo, è quello di selezionare l’artista che rappresenterà l’Italia all’Eurovision, non ha senso usare un nome che non richiami all’evento che – scusate se è poco – è lo show televisivo più seguito al mondo, secondo solo al Super Bowl, oltre a essere uno dei prodotti di punta per la Rai, secondo per ascolti solo al Festival di Sanremo.
Continuare a non voler menzionare espressamente l’Eurovision Song Contest, che anche grazie a Sanremo ha le sue origini (l’intuizione la ebbe l’allora direttore generale di SRG SSR e direttore dell’EBU Marcel Bezençon, su idea del direttore generale della Rai Sergio Pugliese e del Festival di Sanremo), è vergognoso e ingeneroso nei confronti di un evento in cui la stessa Rai investe tanto – ricordiamo che l’Italia è finalista di diritto in quanto Big Five (o Four, in assenza della Spagna) ovvero in quanto maggiore finanziatore dell’EBU insieme a BBC, France Télévisions, ARD e RTVE – e che la televisione pubblica italiana ha snobbato per un periodo lunghissimo, dal 1994 al 2010 – con eccezione nel 1997 vista la partecipazione dei Jalisse con “Fiumi di parole” – prima del ritorno in gara stabilmente dal 2011 a oggi.
Il non-senso della classifica dedicata all’Eurovision
La domanda da porsi, come già spiegato in precedenza, è sempre e solo una: perché cambiare qualcosa che funziona perfettamente e che, a oggi, rende l’Italia il migliore tra i finalisti di diritto all’Eurovision Song Contest?
Serata Eurovision a Sanremo e rappresentante diverso dal vincitore: una scelta sbagliata in partenza
Premessa di dovere: abbiamo volutamente aspettato che il clamore dei primi giorni si attenuasse e che il clima si raffreddasse, proprio perché il legame tra Sanremo e l’Eurovision Song Contest rimane un tema scottante e perché, come sempre, ogni volta che circola una voce ci trasformiamo tutti in direttori artistici da divano.
I risultati dell’Italia all’Eurovision dal 2015 al 2026
Dal 2015, anno in cui il regolamento di Sanremo ha previsto per il vincitore la possibilità di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, la top 10 è arrivata in 9 edizioni su 10 e, nel 2021, è arrivata addirittura la vittoria. Analizziamo nel dettaglio i risultati:
Vienna 2015: Il Volo - Grande Amore | 3. posto su 27 finalisti | Vince Måns Zemerlöw – Heroes (Svezia)
Stoccolma 2016: Francesca Michielin - Nessun grado di separazione (seconda classificata a Sanremo, scelta per rinuncia dei vincitori Stadio con “Un giorno mi dirai”) | 16. posto su 26 finalisti | Vince Jamala - 1944 (Ucraina)
Kiev 2017: Francesco Gabbani - Occidentali’s Karma | 6. posto su 26 finalisti | Vince Salvador Sobral - Amar Pelos Dois (Portogallo)
Lisbona 2018: Ermal Meta e Fabrizio Moro - Non mi avete fatto niente | 5. posto su 26 finalisti | Vince Netta - Toy (Israele)
Tel Aviv 2019: Mahmood - Soldi | 2. posto su 26 finalisti | Vince Duncan Laurence - Arcade (Paesi Bassi)
Rotterdam 2021: Måneskin - Zitti e Buoni | 1. posto (vincitori) su 26 finalisti
Torino 2022: Mahmood e Blanco - Brividi | 6. posto su 25 finalisti | Vince Kalush Orchestra - Stefania (Ucraina)
Liverpool 2023: Marco Mengoni - Due Vite | 4. posto su 26 finalisti | Vince Loreen - Tattoo (Svezia)
Malmö 2024: Angelina Mango - La Noia | 7. posto su 26 finalisti - 25 considerando la squalifica di Joost Klein - Europapa (Paesi Bassi) | Vince Nemo - The Code (Svizzera)
Basilea 2025: Lucio Corsi - Volevo Essere Un Duro (secondo classificato a Sanremo, scelto per rinuncia del vincitore Olly con “Balorda nostalgia”) | 5. posto su 26 finalisti | Vince JJ - Wasted Love (Austria)
Vienna 2026: Sal Da Vinci - Per Sempre Sì | 5. posto su 25 finalisti | Vince DARA - Bangaranga (Bulgaria)
Adesso che il cambio regolamentare è realtà una possibile risposta alla domanda di partenza ce l’abbiamo: per accontentare le etichette discografiche. Questo però genera un cortocircuito che dà origine a una nuova domanda: la discografia si rende conto che questo meccanismo la danneggia? Perché se l’obiettivo è l’apertura a un pubblico internazionale, concentrare tutto l’interesse del pubblico internazionale in una singola serata del più importante evento musicale italiano è deleterio anche per lo stesso Festival della Canzone Italiana, che dunque perde attrattiva davanti a chi ci guarda da fuori.
In più, per come è pensata la serata, c’è il rischio che ci troviamo davanti a tre serate in cui abbiamo una persona sola davanti al microfono e una in cui il palco dell’Ariston – che è ovviamente inadeguato a un evento del genere – accoglie un Eurovision in miniatura e in cui, a essere penalizzati, saranno gli artisti con una minore disponibilità sia economica che di risorse umane che, inevitabilmente, saranno schiacciati dalla Annalisa o dall’Olly di turno – nomi chiaramente ipotetici ma rappresentativi di ciò che la discografia e i management considerano artisti di punta – e avranno dunque molte possibilità in meno di poter spiccare il volo in ambito internazionale. Viene dunque meno anche la meritocrazia che premia non più l’artista universalmente apprezzato ma quello che riesce a mettere in piedi lo spettacolo migliore, come se Eurovision fosse solo fuochi d’artificio.
Music is not fireworks, music is feeling
Sono le parole di Salvador Sobral, vincitore dell’Eurovision Song Contest 2017, a ricordarci un altro motivo validissimo per cui la scelta è sbagliata: chi pensa di vincere Eurovision solo perché ha uno staging dall’impatto forte e può permettersi di fare spettacolo sul palco ha sbagliato in partenza.
Se lo ricorderà molto bene Achille Lauro, che nel 2022 a Torino rappresentò San Marino con “Stripper”, chiudendo non soltanto eliminato in semifinale ma addirittura al 14. posto su 18 partecipanti alla seconda semifinale. Persino Gabry Ponte, che nel 2025 riportò il Titano in finale con “Tutta l’Italia”, chiuse al 26. e ultimo posto tra i finalisti a dispetto delle opinioni di molti cronisti e critici musicali, che pronosticarono l’entry sammarinese addirittura più in alto di Lucio Corsi.
D’altronde le vittorie di Salvador Sobral nel 2017 e di Duncan Laurence nel 2019 dimostrano che, per vincere l’Eurovision, lo staging è necessario fino a un certo punto. Perché è vero che l’impatto visivo è fondamentale, ma se non hai un brano da vittoria puoi ben poco. E questo lo sa benissimo Lucio Corsi, che nel 2025 sul palco della St. Jakobshalle di Basilea con una performance semplicissima portò a casa un eccellente quinto posto mettendo a tacere chi l’aveva dato per flop garantito.
La Rai, per il suo Festival, non aveva bisogno di creare un piccolo Eurovision dentro l’Ariston. Aveva bisogno, semmai, di continuare a fare ciò che negli ultimi anni ha fatto meglio di tutti i Big Five: scegliere una canzone forte, riconoscibile, italiana, capace di vivere anche fuori dall’Italia.
Oppure, se proprio voleva avvicinarsi all’Eurovision anche nella struttura, poteva anticipare la sua naturale evoluzione: lasciare l’Ariston, portare il Festival in un’arena o in un palasport e scegliere una città davvero in grado di reggere l’impatto logistico, mediatico e turistico di un evento che muove già oltre un milione di presenze in una sola settimana.



